"Eppure Loretta sa essere lieve e divertita nel farci vivere e nel vivere quel percorso della vita leopardiana che segue sentieri “diversi” che ci consenteuna visione totalizzante e illuminante lontana dalla pesantezza delle ricerche “dall’interno del dolore”.
Non lo si studia, lo si ama, dice l’autrice con una felice e gioiosa intuizione capace di andare oltre, di condurci verso una dimensione sconosciuta, al più appena intuita, fatta della sua tenerezza e della sua ammirazione ma anche del nostro stupore. Lo dice, lo sostiene perché lei allo studio del grande recanatese ha dedicato una vita fatta di scrupolosa indagine, di una interpretazione quasi maieutica del suo pensiero, entrando in simbiosi e comunicazione con Leopardi, attraverso la parte più intensa della sua vita, dei suoi scritti di quelli meno conosciuti che Loretta ha ricercato, trovato, sentito, interpretato. È così che riesce a farci leggere pagine scritte due secoli fa con il linguaggio di oggi , è così che riesce a parlare ai giovani e alle nuove generazioni di un altro “grande poeta” che la scuola non conosce.
 È così che anche il dramma dell’illusione e dell’assuefazione sul quale sono state versate migliaia di “pinte” di inchiostro nero, nelle pagine di questo lavoro di Loretta, diventa leggero, colorato, nostro e comune, condivisibile e persino accettabile come effetto collaterale della speranza che resta, che lotta e che spiega la vita."

(dalla Prefazione di Giancarlo Trapanese)



Presentazione all'Auditorium del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura di Recanati. 29.4.2010



nota del Centro Mondiale della Poesia

Recanati
 "Loretta Marcon, una scrittrice libera e senza schemi, attenta lettrice e studiosa di Leopardi ma estranea all’accademia e mai entrata nel chiuso orto degli “addetti ai lavori”, ha presentato nell’Auditorium del Centro mondiale della Poesia “G. Leopardi” di Recanati la sua ultima opera, una scelta di 100 tra i tantissimi post pubblicati negli ultimi tre anni sul suo blog, frutto di un amore appassionato e sincero per Giacomo, come confidenzialmente sempre lo chiama. Con lui ha coltivato un colloquio quasi quotidiano, coinvolgendo persone di ogni età, fino a quella che lei chiama “l’avventura stupenda di raccontare Giacomo ai bambini delle scuole primarie” a Padova, dove vive e lavora presso un centro di studi filosofici. Al chiuso orto ha contrapposto un giardino dove accogliere tutti coloro che conoscono il poeta-filosofo solo dalle ridotte nozioni fornite dai manuali scolastici, per far conoscere alcuni suoi pensieri anche non famosi, particolari biografici poco noti, la serie “donne sconosciute” presenti nella sua poesia, e i temi principi dell’amore e della sofferenza, sempre con corretti riferimenti, rivisitati attraverso il codice del naturale e spontaneo innamoramento che Giacomo suscita. La folla di studenti delle scuole superiori, che con gli insegnanti e molti adulti interessati ha riempito l’Auditorium, ha seguito con vivo interesse la presentazione, preceduta dall’introduzione del giornalista Giancarlo Trapanese volta ad evidenziare la lievità e la leggerezza della visione dell’autrice, che è riuscita a stimolare interventi e domande. La conclusione di Donatella Donati ha colto il valore della partecipazione dei giovani e delle nuove modalità di comunicazione."

"Che ci metto nel mio blog (io che non ho un blog)? Già, perché la potenza tecnologica moltiplica i pieni ma anche i vuoti. Devo confessare che non smanio dalla voglia di internettarmi, pur considerando la comunicazione elettronica un’ottima possibilità, e a volte (a volte) necessità di sviluppo; ma se qualcuno, come capita, mi ammonisce che altrimenti sono “tagliato fuori”, allora gli racconto la storia vera della tempesta sulla Manica a causa della quale il Times titolò: «II continente isolato». Tutto ciò per arrivare a dire che Loretta Marcon, studiosa serissima e affabile, dopo libri e articoli e conferenze e interviste di buono e spesso ottimo valore, ha avuto l’ottima idea di mettere Leopardi in blog , non solo nel senso di riportare in “post” testi leopardiani, ma, molto più, di dialogare con essi, di attualizzarli, di estenderli in spiegazioni e riflessioni e provocazioni che aprono un nuovo modo di conservare e rendere solubile-assimilabile la grande letteratura a un’epoca che se la dimentica a vantaggio (si fa per dire) della marketing promotion di banalità scritte da ragazzini, spacciate per capolavori e confezionate in bestseller. Ed è problema di vita o di morte, non uno scherzo, tenendo presente che la cultura è l’uomo stesso, e che senza di essa il tracollo mentale, avvertiva Chesterton già cent’anni fa, è più temibile del tracollo morale. Così è Leopardi, così la leopardiana Marcon: un profondo continuo interrogarsi e contemplare il mistero senza declassarlo a enigma o peggio a “boh” quotidiano del vivere incolto. Loretta Marcon fa un ottimo lavoro e ce ne dà anche in parte il risultato “cartaceo”, vivace e svelto ma non affrettato: Leopardi in blog (CLEUP, Padova). Ma si fanno anche grandi scoperte nel blog di Leopardi: spigolando tra lettere, testimonianze, documenti, cronache, viene fuori un Leopardi-per-noi in gran parte sconosciuto o in ombra o sottovalutato anche dagli specialisti, perché messo in rilievo solo dall’amore, per cui Loretta può dire: «Ho sempre fatto una distinzione tra coloro che studiano Leopardi e coloro che lo amano (...). È vero anche che le due cose possono andare insieme ma è la prima motivazione quella che conta». Non ho lo spazio per dire la mia gratitudine per chi sa come lei far emergere le precise radici e ragioni della poesia umile e quotidiana e campestre degli “idilli”, quelle altrettanto precise dello stile leopardiano, anche attraverso una pagina molto intelligente di Pietro Giordani (1845): «Scrive come se parlasse (...). È un’altezza d’animo che sdegna di frapporsi tra il suo lettore e il suo argomento»; le tante figure e figurine, specie femminili, che attorniano il poeta, e il suo comportamento “aristocratico democratico”. Leopardi, insomma, non viene esaminato con la seriosità del saggio o la rigidezza del compito scolastico; al contrario, vive umanamente, cordialmente pur nella sua malinconia, nelle pieghe nei risvolti nelle controluci dell’esistenza reale, minima, giornaliera, contrappuntato, è vero, dai grandi testi poetici e autobiografici, ma proprio perciò vivo di realtà palpitante, non consumata, anzi protesa a un infinito (lui, il poeta dell’Infinito) aprirsi e riaprirsi di dialoghi, confidenze, abbandoni del cuore. Loretta Marcon sa come parlare con Leopardi, senza soggezione e senza intellettualistica distanza, perché ha intelligentemente capito che lettori, “contatti” di blog, grandi poeti e loro interpreti sono “connessi” anzitutto dalla più universale necessità, che è il “bisogno d’amore”, che «esce lampante dal “pianeta blog” dove tutti noi scriviamo per raccontare ciò che amiamo senza che qualcuno vicino ci “sopporti”, per esprimere l’anima, per dire il sentire, per parlare dell’immaginario con chi vorremmo sapesse ciò che proviamo»."
(Giovanni Casoli, Città Nuova, n. 12, 18.6.2010)



"Ancora una volta Loretta Marcon fa centro e lo fa con un testo innovativo che profuma d’antico nella misura in cui “antico” diventa sinonimo di un radicamento di concezioni, valutazioni e strumenti moderni che si innestano sulla poetica e sulla “filosofia” del grande Giacomo Leopardi appartenuto all’Ottocento solo cronologicamente e soltanto nella logica della naturale successione temporale dei secoli che sbalza fuori da se stessa nella passione e nell’amore per il Poeta che continua a “dire” alle generazioni che lo avvicinano.
L’autrice crea e cura il giardino virtuale per Giacomo con grazia e maestria ed invita a visitarlo con la predisposizione che possiede chi nutre per il Recanatese un interesse che va oltre la logica, il criterio o il desiderio di sistematicità e rigore alla sua produzione.
Per entrare nel mondo che fu di Giacomo deve scattare “il” sentimento, diversamente ciò che resta tra le mani è unicamente lavoro di testa che, pur necessario e doveroso, isterilisce, dissangua e debilita il messaggio leopardiano o lo imprigiona nella abusata concezione del dolore che tutti, più o meno ricordano di aver appreso nel corso dei loro studi negli anni della scuola dell’obbligo.
No! Leopardi non è questo o, perlomeno non solo questo.
Loretta Marcon percorre una strada diversa e nuova e annulla la distanza che ci separa dal Poeta trasformandola in un “accanto” sorprendente, quello di un Giacomo che coglie, fin dalla più tenera età, il succo del vivere esente da qualsiasi abbozzo di pietismo e commiserazione, piuttosto sprone a guardare in faccia l’Existenza nella veste autentica che gli è propria quella che connota l’uomo come religiosus e philosophicus con uno slancio mai domo verso l’Infinito e una fondamentale inquietudine che dopo e solo dopo gli permettono di essere anche homo scientificus."

(Cristina Raddavero  http://www.dictamundi.net)             


“La presentazione di questo libro di Loretta Marcon, che ha aspetti di esplicito anticonformismo, può prendere avvio dal titolo, “Leopardi in blog”, che sembra contenere due istanze linguistiche, prima ancora che concettuali, tra loro contrapposte: Leopardi, per l’appunto, e blog. Il primo termine, il nome di uno dei massimi poeti italiani, rinvia subito a una tradizione ‘alta’, la più nobile possibile; il secondo, invece,  ha tutto il sapore della modernità, determinata dalla velocità e immediatezza, e richiama l’utilizzo immediato, facile, ridotto all’osso. L’una dimensione non sembrerebbe poter essere accostata all’altra. L’espressione sembrerebbe legittima solo nella sua forma interrogativa: Leopardi in blog? ( e non mancherebbe un’intonazione ironica). Il libro di Loretta Marcon, invece, esibisce orgogliosamente questo legame tra la figura del grande poeta e pensatore di Recanati e le forme della più attuale comunicazione sulla base di una duplice convinzione: innanzitutto la Marcon è convinta che i versi e le riflessioni di Leopardi non si ‘macchino’ al contatto col mezzo del blog, ma – è questo l’elemento più importante – che sia giusto parlare di Leopardi al di fuori degli ambiti consueti, quello scolastico e quello della critica accademica. In questo modo la voce del poeta riacquisterebbe quella immediatezza che diversamente verrebbe smarrita. L’opera di Leopardi ha suscitato una storia critica imponente, che si è esercitata, oltre che negli ambiti consueti della ricerca filologica ed estetica, anche sulle acute altezze del suo pensiero. Loretta Marcon conosce bene tale immane lavoro critico, e lei stessa ne ha dato saggio nei suoi precedenti studi (tra gli altri Giobbe e Leopardi. La notte oscura dell’anima e Qohélet e Leopardi. L’infinita vanità del tutto), ma questa volta tenta una strada diversa, quella della lettura non attraverso la dottrina critica, ma l’esperienza personale. Il dato quotidiano, che costituisce per sua stessa natura l’ossatura di un blog, è interpretato o compreso grazie a un verso o una pagina leopardiani. Nel contempo anche alcuni aspetti della vita del poeta suscitano interesse, non per guardare un grande uomo dal buco della serratura (operazione sempre sgradevole), ma per restituire all’esistenza del grande poeta, ridotta spesso allo ‘studio matto e disperatissimo’ e a un grumo di sofferenze, la sua verità. È, quella di Loretta Marcon, una operazione determinata dall’amore per Giacomo: l’uso del nome proprio è il segnale di una confidenza rispettosa dell’autrice con l’oggetto dei suoi studi. Attraverso la forma del post, Marcon affronta molti punti centrali dell’opera leopardiana, snodi concettuali che continuano a suscitare grande discussione, come, per esempio, il rapporto di Leopardi con la religione (tema questo molto caro all’autrice). Ricordando l’abbozzo dell’Inno al Redentore, la Marcon mette da parte gli strumenti della critica e, suggestionata dalle parole del poeta che sembrava affidarsi come estrema speranza a quel Dio che aveva conosciuto la nullità di questa vita, si chiede: ‘E noi, riusciamo veramente a pensare a Lui come ad un Dio piangente? Un Dio amoroso?’ O, ancora, ripensando al pensiero di Leopardi sul piacere (che è, per il poeta, tutt’uno con la felicità) negati dai mali invincibili dell’anima e del corpo, che Montale ha riassunto con la formula ‘male di vivere’, si dice: ‘Amore, Amore, Amore: questa è la salvezza… Non tanto medicine e dotti sapienti ma calore, vicinanza, amicizia vera, soprattutto comprensione silenziosa’. Leopardi assume così i tratti di un maestro, un grande moralista che ci ha lasciato delle perle di saggezza per la nostra vita e che ci accompagna nelle pieghe più aggrovigliate della nostra esistenza”.

(Mirco Zago, "Padova e il suo territorio", n. 149, febbraio 2011)


Presentazione a Padova, Saletta degli Incontri della Libreria Draghi, 26.11.2010